Una deviazione non voluta, ma ricercata, durante le nostre peregrinazioni in giro per Samos ci ha portato in un tratturo che si diparte dalla strada asfaltata e tra due muretti di pietra ben tenuti si dirige verso la montagna. Uno come tanti, ma ci ha attirato il fondo di stradale di cemento e la particolare cura con cui i muretti laterali erano conservati. Inoltre non vi erano segnalazioni per nessun paesino o divieti di accedere.
I muretti erano sormontati per tutta la loro lunghezza da un intrico aspro di radici e rami secchi intrecciati, evidentemente posti per evitare la fuga delle capre dal terreno che delimitano.
Dopo circa cento metri il fondo diventa in terra battuta, ma curato, senza solchi o buche e con lo scooter procediamo agevolmente. Sia a destra che a sinistra, a colorare il grigio rosa dei muretti, piante di oleandro fiorite bianche e rosse e qualche alto “Ibiscus” con i suoi fiori sgargianti che risaltano contro il blu greco del cielo.
Proseguiamo ancora per un breve tratto e cominciamo a scorgere di fronte a noi il bianco candido di una piccola abitazione con il bordo delle finestre dipinto un color ocra, stranamente diverse dalle tipiche finestre delle case dell’Egeo, ed un cancelletto che chiude la piccola strada. Parcheggiamo lo scooter e superiamo il cancelletto, peraltro aperto.
Sulla soglia della piccola dimora appare una vecchina, certamente più vicina ai novanta che agli ottanta anni, ma ancora vigorosa dal passo che intraprende per venirci incontro ; noi salutiamo a voce e con gesti convenevoli.
Occhi vispi e simpatici ci invitano a seguirla in casa, fa un gesto come per invitarci a bere …. la seguiamo.
La casa è praticamente solo un locale appoggiato ad una parete un letto ben in ordine, al centro un tavolo, quattro sedie, due contro una parete, una vecchia scansia e una stufa, di quelle che servono sia per riscaldare che per preparare i pasti e che mi ricorda quella che avevano sulle colline pavesi i miei nonni nella casa di campagna.
In un angolo un tavolino con sopra un bidone di plastica trasparente ,quasi colmo di un liquido ambrato e con alla base un rubinetto per spillarne il contenuto.
Invitati, ci sediamo; il nostro approccio è per ora a gesti, e a sguardi, … prendo l’iniziativa e le dico che siamo Italiani…..una nuova luce appare nei suoi occhi, come un improvviso apparire nella sua mente di ricordi felici di un lontano passato ed ecco che dalle sue labbra escono parole italiane; si scusa per gli errori ,ma erano tanti anni che non parlava la lingua che aveva appreso alla scuola ,durante l’occupazione prebellica.
I suoi racconti parlano di povertà e di gratitudine verso gli invasori, che tuttavia rispettavano la loro religione, davano lavoro e alleviavano quindi i problemi legati ad un pesante periodo della loro storia.
Lei ora è sola perché i figli sono ad Atene a lavorare, tornano solo per la vendemmia, perché si la sua terra produce un’uva buonissima da cui ricavano un po’ di vino. Una famiglia a lei vicina ogni giorno la viene a trovare per vedere come sta e le porta il necessario.
Mentre racconta porta sul tavolo due bicchieri e una bottiglia di acqua , ma poi ci chiede se preferiamo assaggiare il suo vino….non rifiutiamo e dal bidone sul tavolino spilla due bicchieri di un vino ambrato.
Il vino è un passito di eccezionale sapore e con un profumo intenso. Ci complimentiamo per la qualità.
Il tempo passa veloce e inizia ad imbrunire, abbiamo già tentato due volte di alzarci ,ma la valanga di suoi racconti ci sopraffà e non riusciamo a staccarci.
Poi lei capisce che dobbiamo andare e con un sorriso un po’ triste ci invita ad attendere ancora un poco. A fianco della scansia prende una bottiglia di plastica e la riempie di vino, dicendoci di berne poco e non tutti i giorni cosi ci ricorderemo più a lungo di lei… no, noi non ci dimenticheremo di lei.

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